dopo il viaggio durato 18 mesi intorno al Continente Americano con una vecchia Vespa del 1970, ora è il tempo di continuare le amicizie createsi!
giovedì 26 gennaio 2012
lunedì 23 gennaio 2012
Post viaggio 3 – 23gennaio2012, Versilia
Stasera non scrivo le mie memorie di viaggio, stasera avevo promesso di aggiornare un po’ questo blog…e quindi eccomi qui!
Allora come va ragazzi??!! Dopo il capodanno turco direi che la mia vita si è un po’ dirottata e concentrata sull’argomento ‘stesura opera omnia’. Come avevo preannunciato al pranzo di dicembre sono venuto a ritirarmi in Versilia, cercando un po’ di concentrazione… e direi che qui di concentrazione ve ne è parecchia. È che non ho la televisione che funziona, sono sperduto in un quartiere morto di una zona sì abbastanza turistica, ma solo d’estate. E poi, a me, il mare d’inverno, piace parecchio! Ormai è che con questa zona, in questo periodo dell’anno, ho instaurato un rapporto che definirei ‘personale’.
Mi ricordo i miei capodanni qui a Marina di Pietrasanta, con il nulla tutt’intorno… e poi il periodo di clausura che seguì a quell’altra stesura di quelle altre memorie di quell’altro viaggio. Insomma, starmene qui a fare niente se non scrivere e leggere, per me è una gran bella vita. Ma sia chiaro, non è che il mio rapporto con la società sia morto e sepolto! Anzi, proprio grazie al viaggio mi hanno contattato dei ragazzi di Viareggio, che sapendo che ero da queste parti, hanno fatto sì che ci si incontrasse. Uno è Federico, proprietario di una Vespa. Gli altri due sono invece due ragazzi in viaggio di nozze che incontrai in California ‘on the road’, che mi fermarono vedendo una Vespa stracarica in mezzo ad un deserto con 40°C…
E poi, grazie alle visite dei fine settimana della mia ragazza e di qualche mio amico di vecchia data, ho anche occasione di girarmi un po’ la zona, che conosco bene, ma che fa sempre piacere rivedere. Tra l’altro, la scorsa settimana sono andato a Pontedera, a parlare con quelli del Museo Piaggio. Ci eravamo scambiati un po’ di mail a fine anno scorso. Dovevamo definire quell’argomento che vi svelai al pranzo: la sosta della Corazzata al museo! Ho trovato persone gentilissime, che si sono dimostrate subito molto interessate. Anzi, mi hanno offerto visite guidate al museo per il giorno che ci porterò la mia bestiola. L’idea è quella di fare un Viareggio – Pontedera tutti in carovana. Una 30ina di km con tutti i vespisti che spero di raccogliere e unire per l’occasione. Mi piacerebbe venisse fuori qualcosa di bello. Magari che ne so, anche una visita alla catena di montaggio dove producono la Vespa non sarebbe male… ma adesso sto iniziando a fantasticare!però sarebbe fico…
Comunque immaginare la Corazzata al Museo Piaggio è proprio una gran cosa. È uno ‘sfizio’ che direi si sono tolti in pochi! Ma se lo merita la mia piccola credo, almeno per me, è la migliore! Comunque sia chiaro, una sosta fino a tempo da definirsi!!!
Intanto ammetto che qui in Versilia non ho alcuna Vespa… però almeno mi godo la mia vecchia Lancia Appia classe 61. Una gran macchina davvero, che mi ha fatto fare il Passo della Cisa senza batter ciglio. Ora giro con lei. È un piacere guidarla…anche se certo… muovere un po’ il polso sinistro per cambiare marcia mi manca.
Vi metto alcune foto della zona, un abbraccio!
Ps state connessi che ne arriveranno presto delle belle, per il museo e non solo!
domenica 8 gennaio 2012
venerdì 6 gennaio 2012
Post viaggio 2 – milano, 5.1.12
Che Istanbul fosse una città bellissima già lo sapevo da quando la visitai tre anni fa per la prima volta. Ci sono tornato per questo capodanno non rispettando uno dei miei principi: tornare nel medesimo posto prima di aver visto tutto il resto del Mondo (e ne manca ancora parecchio direi). Ma ne valeva la pena, ha riconfermato il suo fascino indiscutibile.
Crogiuolo di culture millenarie, lì dove l’’occidente’ termina e inizia l’islamico medio oriente. Tracia e Anatolia, in un equilibrio che dura da secoli, da Bisanzio e da Costantinopoli, tra la basilica di Aya Sofia e la Moschea Blu. Ultimo e primo lembo di ceppo arabo messo sotto assedio della globalizzazione d’Europa, proprio quell’Europa che durante epoche di sceicchi e sultani solo con tanta fatica riuscì a penetrare oltre le alte mura. Epoche lontane dove le culture di un popolo erano plasmate e derivate da guerre che delimitavano chirurgicamente territori sconfinati. Contrariamente ad ora, dove le culture e le società viaggiano su frequenze radio e televisive, connessioni internet con fili e senza fili. Ma in verità di fili, di fili conduttori ormai se ne sono perse le tracce. Ormai è tutto un bel calderone, dove distinguere la varietà di definite culture è sempre più difficile. Per poterlo fare bisognerebbe uscire dalle mura di palazzi e tangenziali, spingersi ancora più a est, salire sull’altopiano anatolico, e allora lì sì si può captare segnali di connessione, non internet ma con i passati neanche tanto remoti. In ogni caso, ad Istanbul ci si va per infarinarsi un po’, magari tra le spezie del Bazar egiziano o nell’azzurro irradiato dalla grande cupola piastrellata della moschea di Sultanhamet. Si va ad intrufolare lo sguardo tra una cultura difficile da percepire, ma che ancora si mostra dietro nuche coperte da un velo, o muezzin che diffondono la preghiera araba, il loro lamento quasi di pianto, sincopato, interruzioni improvvise che scendono da antenne di cemento puntate verso il cielo. Un canto che manda gli uomini per terra e li indirizza alla grande pietra nera.
Un qualcosa di autentico, un complesso differente che per chi poco viaggia spesso si trasforma in paura, e la paura si trasforma in giudizi, spesso manichei e al sapore di presunta superiorità professati da sedicenti paladini verdi che svendono fobie per voti.
Invece, coloro che hanno gli occhi per osservare e la mente non per giudicare, ma per imparare, apprezzeranno le diversità che creano bellezza. Ma la bellezza di Istanbul non deriva solo dalla sua cultura millenaria. La bellezza è qualcosa di più armonico, sensuale, ma soprattutto nascosto. La bellezza è sì il Topkapi, la piazza di Sultanhamet, i gran bazar di spezie o di mercanzie, di ponti sul Bosforo e sul Corno d’Oro, di marmi di bagni turchi e di lunghi canti ad una sola nota, di cani e gatti che passeggiano liberi e senza padrone per il centro della città, ma è anche intrufolarsi nelle vie meno battute dall’occidentale. La bellezza si esprime anche in un vicolo pieno di botteghe che vendono materiale da pesca e capannelli di gente che conversano sorseggiando il loro çay. Osservare le ritualità del quotidiano sparse tra bancarelle che offrono pesce fresco e l’animosità formicolante di uomini e donne intenti a contrattare questo o quello. Perché anche contrattare è una ritualità, un rito che racchiude bellezza e che si tramanda da decine e decine di generazioni. Il turista potrebbe credere che sia una sorta di fregatura impacchettata e propinata a chi come lui, arriva da lontano. Invece no, invece è l’essenza di quel commercio che muoveva carovane e flotte di epoche passate, l’essenza del commercio e del commerciante che cerca di piazzare meglio che può il suo prodotto esotico. È un gioco fra le parti. La controparte in compenso si deve mostrare non interessata, al massimo fare una controfferta, un terzo del prezzo di partenza di solito è il prezzo più giusto. È una pantomima deliziosa, sempre immancabilmente uguale a sé stessa credo dall’epoca della via della seta. Poi ci si spinge ancora un po’, un po’ di più per il quartiere che manca di decorazioni, per il quartiere autentico e non atto a chi vuole scattare foto ricordo, ma d’uopo per chi cerca d’afferrare un po’ di più qualche filone di essenza. E magari, se si ha fortuna, si arriva fino al chioschetto che vende kebab servito su tavolini messi alla bene meglio tra marciapiedi e angoli di strade e stradine non troppo in vista. Ci si siede e si assapora la vera fragranza di piatti semplici, abbondanti ed economici. Di carne di tacchino o manzo servita con i consueti cetrioli o pomodori, di riso ai ceci e fagioli, e un bicchiere di ayran.
Ora lascio che parlino le immagini, qualche scorcio di questa città di cui davvero consiglio la visita!
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