Vigilia di Natale 2011, Modena. Italia. Mi riaffaccio qui, su questo blog perché mi mancava. Mi mancava scrivere, mi mancavano le risposte. Anche se alla fine non mi manca il viaggio che raccontò. Probabilmente non mi manca ancora. Ogni tanto affiora, strizza un po' i ricordi, ma è qualcosa di leggero e fugace, per ora. Ieri ad esempio stavo rimettendo in ordine tutti gli oggetti e attrezzi che ho tirato fuori dalla cassa, la cassa ritirata due giorni fa alla dogana di Milano e contenente tra l'altro la Corazzata. Chiavi inglesi, tenaglie, ricambi, l'impermeabile giallo, i caschi. E me li toccavo con mano, li pulivo. L'impermeabile giallo che alla fine non è altro che un poncho regalatomi da Enrique la prima volta che arrivai a Città del Messico. Il suo odore forte di gomma che mi rimanda istantaneamente a quella notte passata in mezzo al mare dei Caraibi, sulla barchetta sbattuta dalle onde e dai venti. Ce l'avevo addosso. Oltre ad esso solo le mutande bagnate, fradice, ormai inzuppate dell'acqua salata che entrava dentro la stiva a fiotti, mentre ero seduto per terra e non riuscivo ad alzarmi. Vomitai nel suo giallo parecchie volte, almeno tutte le volte che tentai di alzarmi. Il suo odore di gomma che riconoscerei dovunque, comunque e sempre. Poi i due caschi, quello bianco modulabile comprato a Medellin e il mio vecchio jet nero, inseparabile compagno di viaggi, ormai rotto in diversi punti ma con la forma esatta e millimetrica della mia calotta cranica. Quindi la pompa per gonfiare i copertoni, che tante volte mi salvò e mi permise di rimettermi in viaggio dopo qualche foratura. Gli attrezzi, di cui sono gelosissimo. Attrezzi del mestiere, indispensabili tutti. Compagni anch'essi di viaggio. La chiave numero 10 e la 11, le più usate. Poi la 8 per i morsetti. La piccola pinza dei seeger, per me il vero capo officina della mia cassettina attrezzi.
Ripongo tutto in un angolo circoscritto della mia officina. Anche il flaconcino verde comprato in Brasile che usai come contenitore per le emergenze. Quindi le tre candele che hanno fatto esplodere per migliaia di chilometri la miscela sulla testa del pistone. Un'enormità di chilometri ciascuna.
Ci tengo a non mischiare con tutto il resto quello che tiro fuori dalla cassa. Forse un modo per lasciare definiti il più possibile i ricordi, non confonderli con tutta l'osmotica miscellanea di cose che altrimenti prenderebbero il sopravvento. Si meritano un posto di riguardo. Una mensolina tutta loro.
Lavo anche la Vespa. Ancora sporca di terra dell'altro continente. Un po' mi dispiace toglierli la patina incrostata che si è trascinata dietro da quell'altro Mondo. Ma credo però che una sana lucidata alla carrozzeria ammaccata sia doverosa. Rispettosa. Passo la spugna sul colpo della sacca sinistra. Dapprima fu la strusciata che si prese quando cadetti in Argentina, poi fu la bozza che si prese quando la trasportarono a Cuba, sdraiata sul pallet che fecero entrare nella stiva dell'aereo. Poi il lato destro, quello delle bandierine. Alcune sbiadite, alcune altre che si sollevano dagli angoli dalla colla sciolta al sole e tolta con la pioggia. Altre al loro posto, belle come l'istante in cui le appiccicai, con orgoglio e soddisfazione, piccole medaglie al merito. La pedana, incrostata di terra e grasso, quel grasso appositamente messo per non farla arrugginire dalla pioggia. Il parafango con cui colpii in pieno lo spartitraffico in mezzo all'autostrada poco sopra Oaxaca-Messico, che si insaccò e ammortizzò l'urto. Un'ultima mano di cera sullo scudo, verde e fiero, di lamiera massiccia, da vera e propria Corazzata. Una passata anche sul parabrezza spezzato in due dal vento e dalle vibrazioni dello sterrato della Terra del Fuoco, incollato da una striscia di nastro adesivo rosso che fa tanto ‘mezzo di lavoro' degli anni 50, quando i furgoncini e i camion avevano l'obbligo di pitturare una striscia obliqua che li identificasse.
Ogni singolo suo centimetro di lamiera racconta qualcosa, si porta dietro qualche ricordo da raccontare a chi vorrà sentirlo, o da tenermi per cullarmici un po' quando ne avrò voglia. Lo stesso per tutto il resto, per tutto quello che ne è uscito dalla cassa di legno proveniente dalla dogana di New York. Affetti personali di gran valore.
Provo anche ad accenderla, la voglio sentire vibrare, parlarmi. Voglio annusare la sua miscela, il suo odore. Tiro l'aria e do qualche pedivellata. Non si accende. Vanno a vuoto. Pulisco la vecchia candela color nocciola che ha dalla Colombia, e che si è fatta Panama, Cuba, Messico e Stati Uniti. Ma anche così pare non ci siano segni di vita, eppure vi è corrente. Altre compressioni sulla pedivella e finalmente prende vita! Un respiro asmatico e faticoso, instabile. Sento che qualcosa non va. Ormai la conosco bene, riconosco ogni suo minimo sintomo. È semplicemente il motore ormai spompo. Il suo cilindro rovinato, i suoi manovellismi a brandelli. Non so se sarebbe in grado di fare ancora mille chilometri in questo stato. Probabilmente no e allora prendo coscienza che ce l'ha proprio messa tutta per riportarmi fino alla meta finale del mio viaggio, non le potevo chiedere di più. È giusto che ora si riposi, al caldo e coccolata. Sfiorata ogni tanto dai miei sguardi di complicità e qualche carezza che le passo sul fanale, come sempre, come facevo sui sassi grandi come palle da tennis della Patagonia desertica, o lungo il mare brasiliano, per le stradacce del centro America, o nei parchi degli Stati Uniti, per il rigagnolo di strada verso il Mar Artico in Alaska o tra le foreste di pini della Caretera Austral in Cile.
Detto questo, continuerò a scrivere su questo blog, spero con cadenza settimanale. Non so di cosa. Di quello che passerà al convento cercando di non cadere mai nel banale. Scusa per continuare a sentirci? Probabilmente. Ha ragione Rapetti quando dice che questo blog ha rappresentato molto, per me soprattutto e per tutti quelli che l'hanno seguito. Chiuderlo o mummificarlo per lasciare il ricordo del viaggio circoscritto, per accostare questa pagina web ai soli 83mila chilometri sarebbe un po' triste, no Pandino? Perché i nostri sentimenti non sono semplici attrezzi o flaconcini di plastica verde da mettere su una mensola a parte. Sono invece qualcosa che hanno una dinamicità, una evoluzione che credo sia giusto raccontare, raccontarci, non disperdendo quel fascio di legami e ‘buona onda' (come dicono spesso in Argentina) che si è venuto a creare in 18mesi. Ok, non sarete, saremo, più seduti sulla corazzata, ma di seggiole e divani ve ne sono tanti al mondo. E poi, ogni viaggio nasce da sopra una seggiola o un divano. Quindi, motivi e supporto per continuare a sognare ve ne sono parecchi!
Meno male, ho tirato un sospiro di sollievo, ci tenevo a proseguire un discorso. C'é tanta banalità in circolazione, che mi spaventa; gente anche molto giovane che perde la vita dietro le sostanze, che non ha interessi veri, che spreca la vita di cazzata in cazzata. Persone che, se le senti parlare, ti crollano le ginocchia e non è una questione di età; talvolta sono vecchi di vent'anni e mi fanno una pena...
RispondiEliminaIo ho i miei problemi fisici, ma la mente viaggia e viaggia alla grande! A proposito, Ilario, volevo dirti che ho appena terminato di leggere un romanzo storico incentrato sulla civiltà Inca, parla di una vicenda successa dopo la conquista degli spagnoli. Te l'avevo detto che il Perù é il sogno nel sogno e te lo dimostrerò. Una civiltà avanzatissima quella Inca. Il loro modo di scrivere e di catalogare, fatto esclusivamente di nodi, probabilmente identico al sistema binario dei nostri computer. Un popolo che sapeva vivere in un ambiente aspro, difficile, in equilibrio con la natura. Ma ne parleremo alla prossima puntata, se per te va bene. Sarà come ritornare nei luoghi tra i più belli, che tu hai percorso, per scoprire quello che tu hai potuto, per questioni oggettive, solo sfiorare. A presto ragazzi e intanto buon Natale a tutti...
Rapetti
“…bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutare a riconoscerla, a difenderla.” [Peppino Impastato, 5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978]
RispondiEliminaOra che sei tornato a casa, sono andato a rileggermi, spiluccando qua e là tra le pagine del tuo poderoso blog, qualcuna delle tante storie che hanno segnato questa tua lunga avventura, che ho cercato, come tantissimi altri, di seguire, anche se non sempre con l'assiduità che avrebbe meritato.
Se devo descrivere il sentimento che più si avvicina a ciò che, nuovamente, la lettura di quelle storie mi hanno trasmesso, mi pare di poterlo chiamare commozione. Ebbene sì.
Perché le storie del mondo, piccole e grandi, che il viaggio descrive – e tutta la vita che vi gira intorno – commuovono il lettore disponibile ad aprire cuore e mente. Se poi il lettore è anche un viaggiatore è (o dovrebbe essere) facilitato.
Se ripenso al mio minuscolo viaggetto tutto italiano, con la mia Vespetta “frullatore”, iniziato più o meno nello stesso periodo del tuo, ma durato sì e no una quarantina di giorni, quindi un moscerino, un nonnulla confrontato al tuo (ma ho quasi il doppio dei tuoi anni, concedimi almeno quest’attenuante), dicevo se ci ripenso, non posso che commuovermi al ricordo dei cieli, dei mari, delle vette e delle spiagge, delle pietre e dei campi, delle case, dei volti, dei sorrisi, delle lacrime e delle parole.
Se questo è successo con un’avventura piccola piccola, figuriamoci con la tua
Diceva José Saramago:
Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Non trovi anche tu, Ilario?
Giorgio Massimetti
P.S. Visto che ci siamo, Buon Natale e Buon Anno Nuovo!
giomaxi
Grande Ilario...l'idea di pabbandonare il forum non doveva passare nemmeno per l'anticamenra del cervello....più volte ho aperto le pagine aspettando,da quando sei tornato,nuovi aggiornamenti.Puntualemnt e quando non vedevo nulla mi preoccupavo perchè non avrei accettato un eventuale abbandono di te e della tua vespa.
RispondiEliminaTi seguo da quasi un'anno...e anche se ho commentato poco(a volte pure con nick diversi)ho seguito con molto animo tutte le tuew avventure.All'inizio era perchè il mito Ilario aveva fatto ciò che pochi avrebbero osato...poi quel termine mito si è trasformato in "l'amico" Ilario,quindi chiudere il forum sarebbe come andarsene per sempre senza mai dare sue notizie alla propria "ciurma" o fan o amici virtuali o semplicementi amici....anche se semplici baggianate vanno scritte
:D
alla prossima
Kratos
io vedo solo ora....
RispondiEliminama ho in mente una sola parola
GRAZIE...........
ciao
pandino
che bello leggervi un po! anzi, rileggervi un po! ovviamente le mie risposte sono sempre in differita, è che con internet ho sempre quel rapporto un po distante, non voglio diventarne schiavo, sapete che della 'mia libertà' sono sempre un po gelosetto mannaggia!!
RispondiEliminain ogni caso eccomi qui, e rispondendovi posso dire:
- a Rapetti: we ci devi dire come si chiama il libro che hai appena terminato, così lo leggiamo anche noi! e poi effettivamente di storie che narrano la conquista degli Spagnoli ce ne sono tante, anche se la gran maggiornaza ha uno sfondo a base di atrocità e ingiustizie... come spesso capita nella storia degli uomini, che dopo piu di 4000anni di 'civiltà' (o inciviltà?)non hanno ancora imparato a rispettarsi e a convinvere. cmq, ti consiglio se non l'hai ancora letto, una pietra miliare che racconta la storia del sud america e che già mi è capitato di citare in questo blog, 'Le vene aperte dell'america latina' (http://www.ibs.it/code/9 788820024307/galeano-edua rdo/vene-aperte-dell.html ). Il perù è sicuramente ricco di storia, soprattutto la parte meridionale, dove ancora resistono spicchi di lasciti antichi, di tradizioni e costumi ormai in estinzione. tra l'altro ieri ho visto in superquark un documentario della BBC che stanno producendo, che racconta di un po tutte le civiltà che ci sono sulla Terra. Ebbene signori, se pensate che solo la Terra, il mondo animale è vegetale è a rischio estinzione, sbagliate. Infatti vi sono un sacco di culture che sono ormai in agonia, di costumi e civiltà che stanno scomparendo. ecco perchè quelli della BBC affermavano che se questo documentario l'avessero girato tra 10 anni, sicuramente non avrebbero potuto mostrare intere civiltà, che si estingueranno presto soffocate da una globalizzazione crescente, spinta da un capitalismo soffocante e irrispettoso (questo lo dico io). quindi signori, non per mettervi fretta, ma cercate di viaggiare quanto piu potete ORA, che tra pochi anni ci sarà molto meno da scoprire. e dico 'molto' perche penso che la parte culturale del nostro pianete è almeno interessante quanto quella naturalistica.
ora vado a fare la pappa, dopo continuo! ;)
Ilario
..già noi abbiamo FAME DI VIAGGI..ma per vari motivi non possiamo ..ora
RispondiEliminapoi tu ci metti pure fretta........
azz............
Pandino
x Giorgio: non credo che la lunghezza di un viaggio faccia le emozioni che se ne vivono, che ne scaturiscono. alla fine quello che conta non sono i km. come dicevo un po di tempo fa, credo che la dimensione 'km' in certi viaggi perda di significato. l'unità di misura piu corretta è invece fatta da 'emozioni', 'sensazioni', 'conoscenza', ecc. sono queste che scandiscono l'avvicendarsi dei nostri stati d'animo che alla fine, se ben ci guardi, sono gli stessi stati d'animo che danno sapore ad un'avventura, e generalizzando, all'esitenza stessa. concludendo, lungo o corto che sia, la dimensione viaggio la si deve misurare dentro noi stessi ;).
RispondiEliminariguardo la citazione di Saramago, bhè, come dargli torto! spesso si ritorna in un posto e il piu delle volte pare che sia cambiato totalmente. e ti dirò di piu: anche se non lo fosse, anche se il posto rimane uguale, saremmo cambiati noi stessi, e se cambia il punto di vista/il soggetto che vede, noi, ovvio che cambia di riflesso anche l'oggetto.Perchè? perchè nel frattempo sono cambiati gli 'stati d'animo' di cui parlavo precedentemente. o almeno, io la penso cosi! ;)
buon anno anche a te!!
X Kratos e Pandino: vedete che siete voi che mi date l'energia di lasciare questa piazzetta virtuale sempre accessibile!?!?eheh dai, noi continueremo ad esserci, di chiacchiere non ne mancheranno mai. ce la si racconterà un po, in attesa di belle stagioni che arriveranno, quando saremo pronti tutti quanti per affrontare chissà, una nuova avventura, nel senso lato (sia essa viaggio o qualcosa di diverso). anche se ce ne sarebbe già una alle porte da affrontare, quell'idea di libro ecc ecc. tra l'altro ieri conversando con uno dei miei migliori amici mi fa:"ma perche il libro non lo chiamerai l'Iliade, te ti chiami ilario, e alla fine come nome, Iliade appunto, richiam l'idea di viaggio!" ahaha, ovviamente era una battuta, però dai non sarebbe bruttissimo come nome! un abbraccio ragazzi, domani si parteeeee, buon anno ancora a tutti!!
Ilario
Mi riduco a scrivere a quest'orario indecente, anche se sono in ferie, causa bimba a casa-commissioni-lavori ecc ecc. Ma piuttosto che rinunciare al MIO tempo, preferisco dormire meno, chissenefrega! Intanto wow per la nuova grafica, ma soprattutto grazie per aver tenuto vivo questo blog, come abbiamo detto anche al pranzo non poteva finire così! Come dice Rapetti, di gente vuota ce n'è tanta (con questo non voglio dire di sentirmi superiore agli altri), ma quando si trova un gruppo così, è un vero peccato lasciar cadere tutto... dobbiamo mantenere la "buona onda" (mi piace quest'espressione)! E poi dobbiamo seguire l'evolversi del libro, no? E di tutto il resto!
RispondiEliminaE se vi va, date un'occhiata qui: http://profumodizucchero.blogspot.com/2011/12/torta-vespanda.html
Che ne pensate?
Buon 2012 a voi tutti! Rapetti
RispondiEliminaevvai dai ancora BUON ANNO a tutti e buoni km contornati da emozioni sempre.....
RispondiEliminavero..i km sono si una cosa importante del viaggio essendo la struttura stessa fisica del viaggio ma non sono IL VIAGGIO..fatto appunto da quello che ben spiegava l Ilario.....
spesso è più bello un giro su provinciali sconoscite anche breve..che un viaggione fatto in autostrada......
sarà tornato il TURCO..??????
PS
e..un vespa in volo sulle Americhe..?????
dai sù dite la vostra......
salutoni pandino