dopo il viaggio durato 18 mesi intorno al Continente Americano con una vecchia Vespa del 1970, ora è il tempo di continuare le amicizie createsi!
venerdì 6 gennaio 2012
Post viaggio 2 – milano, 5.1.12
Che Istanbul fosse una città bellissima già lo sapevo da quando la visitai tre anni fa per la prima volta. Ci sono tornato per questo capodanno non rispettando uno dei miei principi: tornare nel medesimo posto prima di aver visto tutto il resto del Mondo (e ne manca ancora parecchio direi). Ma ne valeva la pena, ha riconfermato il suo fascino indiscutibile.
Crogiuolo di culture millenarie, lì dove l’’occidente’ termina e inizia l’islamico medio oriente. Tracia e Anatolia, in un equilibrio che dura da secoli, da Bisanzio e da Costantinopoli, tra la basilica di Aya Sofia e la Moschea Blu. Ultimo e primo lembo di ceppo arabo messo sotto assedio della globalizzazione d’Europa, proprio quell’Europa che durante epoche di sceicchi e sultani solo con tanta fatica riuscì a penetrare oltre le alte mura. Epoche lontane dove le culture di un popolo erano plasmate e derivate da guerre che delimitavano chirurgicamente territori sconfinati. Contrariamente ad ora, dove le culture e le società viaggiano su frequenze radio e televisive, connessioni internet con fili e senza fili. Ma in verità di fili, di fili conduttori ormai se ne sono perse le tracce. Ormai è tutto un bel calderone, dove distinguere la varietà di definite culture è sempre più difficile. Per poterlo fare bisognerebbe uscire dalle mura di palazzi e tangenziali, spingersi ancora più a est, salire sull’altopiano anatolico, e allora lì sì si può captare segnali di connessione, non internet ma con i passati neanche tanto remoti. In ogni caso, ad Istanbul ci si va per infarinarsi un po’, magari tra le spezie del Bazar egiziano o nell’azzurro irradiato dalla grande cupola piastrellata della moschea di Sultanhamet. Si va ad intrufolare lo sguardo tra una cultura difficile da percepire, ma che ancora si mostra dietro nuche coperte da un velo, o muezzin che diffondono la preghiera araba, il loro lamento quasi di pianto, sincopato, interruzioni improvvise che scendono da antenne di cemento puntate verso il cielo. Un canto che manda gli uomini per terra e li indirizza alla grande pietra nera.
Un qualcosa di autentico, un complesso differente che per chi poco viaggia spesso si trasforma in paura, e la paura si trasforma in giudizi, spesso manichei e al sapore di presunta superiorità professati da sedicenti paladini verdi che svendono fobie per voti.
Invece, coloro che hanno gli occhi per osservare e la mente non per giudicare, ma per imparare, apprezzeranno le diversità che creano bellezza. Ma la bellezza di Istanbul non deriva solo dalla sua cultura millenaria. La bellezza è qualcosa di più armonico, sensuale, ma soprattutto nascosto. La bellezza è sì il Topkapi, la piazza di Sultanhamet, i gran bazar di spezie o di mercanzie, di ponti sul Bosforo e sul Corno d’Oro, di marmi di bagni turchi e di lunghi canti ad una sola nota, di cani e gatti che passeggiano liberi e senza padrone per il centro della città, ma è anche intrufolarsi nelle vie meno battute dall’occidentale. La bellezza si esprime anche in un vicolo pieno di botteghe che vendono materiale da pesca e capannelli di gente che conversano sorseggiando il loro çay. Osservare le ritualità del quotidiano sparse tra bancarelle che offrono pesce fresco e l’animosità formicolante di uomini e donne intenti a contrattare questo o quello. Perché anche contrattare è una ritualità, un rito che racchiude bellezza e che si tramanda da decine e decine di generazioni. Il turista potrebbe credere che sia una sorta di fregatura impacchettata e propinata a chi come lui, arriva da lontano. Invece no, invece è l’essenza di quel commercio che muoveva carovane e flotte di epoche passate, l’essenza del commercio e del commerciante che cerca di piazzare meglio che può il suo prodotto esotico. È un gioco fra le parti. La controparte in compenso si deve mostrare non interessata, al massimo fare una controfferta, un terzo del prezzo di partenza di solito è il prezzo più giusto. È una pantomima deliziosa, sempre immancabilmente uguale a sé stessa credo dall’epoca della via della seta. Poi ci si spinge ancora un po’, un po’ di più per il quartiere che manca di decorazioni, per il quartiere autentico e non atto a chi vuole scattare foto ricordo, ma d’uopo per chi cerca d’afferrare un po’ di più qualche filone di essenza. E magari, se si ha fortuna, si arriva fino al chioschetto che vende kebab servito su tavolini messi alla bene meglio tra marciapiedi e angoli di strade e stradine non troppo in vista. Ci si siede e si assapora la vera fragranza di piatti semplici, abbondanti ed economici. Di carne di tacchino o manzo servita con i consueti cetrioli o pomodori, di riso ai ceci e fagioli, e un bicchiere di ayran.
Ora lascio che parlino le immagini, qualche scorcio di questa città di cui davvero consiglio la visita!
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ciao Ragazzi!!! buon anno!!! buon 2012!! speriamo che quest anno sia bello quanto quello passato e anche di più! passato bene l ultimo dell anno? oggi sono ancora a milano, ma già da stasera scendo giù a modena, quindi in settimana mi ritirerò in Versilia... tra l altro devo ancora farmi una chiavetta internet, se no sarò ancor piu fuori del mondo che in Patagonia, o Cuba! (non è che qualcuno me ne consiglia una?)
RispondiEliminaci sentiamo nei prossimi giorni, buona domenica!
ps ieri ho incontrato il mio amico Lorenzo, e chiacchierando del più e del meno si è anche buttato giù un abbozzo di logo di vespanda, da cui spero di fare qualche adesivo, toppa, spillette, ecc! state connessi!
ohh che bello finalmente rileggere e..rillegerti..è sempre un bel andare....
RispondiEliminache guide vuoi che uno compri quiando prima legge i tuoi commenti..????? c è già tutto dentro......
chissà che un giorno.....non poniamo limiti...magari ti richiamo per maggiori informazioni.. :)
bene..hai preso contatti con il buon lORENZO visto che lui ha già pubblicato un libro sul viaggio patagonico.....direi che siamo già sulla buona strada......
Versilia..????? al mare..???? d inverno....adesso si che li c è calma e tranquillità..spero che tu abbia addietro una..vespa per girare i bellissimi paesini sparsi sui monti apuani.....
fatti vivo presto dai..
ciao
Claudio
mi sà che stia già producendo l Ilario..
RispondiEliminavedremo :)
ciao
claudio
ciao Pandino!! o ti devo chiamare Claudio ora?! nuovo blog nuovo nome?!
RispondiEliminaper il libro direi che c'è tempo, se poi conti che sono ancora in Iowa con la stesura, ce n è ancora mooolte tempo... poi vedremo se qualcuno lo vorrà pubblicare! se passi dalla Versilia hai il mio num!
ilario
no no chiamami come vuoi...vada x pandino..tanto il risultato è sempre quello... :) anzi mi dà l idea di essere più..magro..ahahahahah
Eliminacavolo in Iowa...????? allora ce nè di strada ancora..
ma magari avessi la possibilità di passare di li..magari.......non ci penserei due volte a chiamare fidet..
ciao
ahhhhh...pandino